Rassegna stampa del 22 marzo 2010
lunedì marzo 22 2010La Repubblica Bologna.it
Raisi: “Berlusconi ha ragione, anch’io avrei evitato la via giudiziaria”
Il parlamentare del Pdl parla degli esposti contro la Regione e Vasco Errani: “La mia è stata un’azione di difesa”
“Berlusconi ha ragione. Anche io avrei evitato la via giudiziaria”: Enzo Raisi, il parlamentare bolognese del Pdl che ha presentato gli esposti contro la Regione e Vasco Errani, ha precisato di essere d’accordo con le parole del premier. E ha spiegato: “Peraltro la mia è stata una azione di difesa: se Marchignoli (il parlamentare Pd che lo aveva sfidato a rivolgersi alla Procura, ndr) dice che mento, se Errani e il Pd sfuggono il confronto, quali altri sedi per poter togliere la sordina alla campagna elettorale? Non a caso il presidente Berlusconi ha detto ‘chi lo ha fatto avra’ avuto le sue buone ragioni per farlò”.
Raisi ha anche replicato a Silvana Mura, parlamentare e coordinatrice regionale Idv, secondo la quale Berlusconi aveva sconfessato il Pdl locale: “Noto che non perde occasione per esternare. E quando lo fa, modifica la realtà. Berlusconi è venuto a Bologna per sostenere la candidatura di Anna Maria Bernini e le liste del Pdl. Il fatto poi che sia venuto a Bologna e abbia trovato un partito in festa e una folla oceanica ad acclamarlo in piazza, è la dimostrazione che la Mura ha torto”.
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Romagna Oggi
Regionali, elezioni in Procura: quattro esposti del PdL
BOLOGNA – Un faldone su quattro casi di “malgoverno”. Tre riguardano direttamente l’ufficio di presidenza, per dimostrare che stavolta il governatore della Regione Vasco Errani, “non poteva non sapere”. E un quarto invece ha a che fare con l’assessorato alle Attivita’ produttive. Retto da Duccio Campagnoli, aspirante sindaco di Bologna. Come promesso il deputato e coordinatore del Pdl cittadino, Enzo Raisi, si e’ presentato stamane in Procura, accompagnato dal legale e compagno di partito Michele Facci, per depositare i suoi esposti.
Sui quali, pero’, non vuole entrare nel merito: “Lo faro’ dopo il voto per le regionali, ora non dico niente”, insiste con la stampa. Oggi, dunque, Raisi ha depositato il dossier, e dice di averlo fatto spinto dalla “provocazione” del deputato Pd Massimo Marchignoli, che la scorsa settimana lo aveva invitato a presentarsi ai magistrati se aveva qualcosa da denunciare. Ma non c’e’ stato l’annunciato incontro con il procuratore capo Roberto Alfonso: “Giustamente- riferisce Raisi- ieri la segreteria di Alfonso mi ha chiamato per annunciarmi che l’appuntamento era rimandato”. Evidentemente per non coinvolgere la magistratura a una settimana dal voto per le Regionali.
Presumibilmente, dunque, l’incontro con il procuratore capo ci sara’ dopo il 29 marzo. Anche se Raisi non e’ voluto entrare nel merito, presumibilmente nelle carte si parla di una, che tra poco lascera’ il gabinetto della presidenza regionale per andare a lavorare con Pier Luigi Bersani, dell’agenzia di comunicazione Pablo e di Lepida.
Raisi spiega come mai ha deciso di rivolgersi alla magistratura, dopo l’intervista rilasciata lunedi’ a Radio Tau in cui ipotizzava un nuovo caso Delbono dopo le Regionali. “Ma non ho espresso la volonta’ di impugnare l’arma giudiziaria durante la campagna elettorale ne’ tantomeno ne avevo intenzione”, spiega ancora il deputato. Solo che “sono stato subito attaccato da diverse persone: Bonaccini, Marchignoli…”.
E “il collega, compagno Marchignoli mi dice ‘questo e’ fango, se Raisi ha qualcosa vada in Procura. E io ho seguito le indicazioni di Marchignoli” che “ha messo in dubbio la mia buona fede”. Il pidiellino insiste: “Non volevo utilizzare queste informazioni in campagna elettorale, perche’ non e’ il mio stile. Pero’, ripeto, sono stato invitato a farlo e ho obbedito”. Raisi sostiene che il caso di Flavio Delbono non sia isolato: “Qualcuno l’ha voluto scaricare velocemente pensando di chiudere la vicenda. Ma probabilmente Delbono ha fatto certe cose perche’ dentro un certo sistema erano cose normali”.
Ecco allora cosa ha portato oggi il deputato in Procura: “Rispetto alle tante informazioni che avevo ho selezionato questioni che riguardavano solo ed esclusivamente la presidenza della Regione, l’ufficio di presidenza, tranne un caso”. Si tratta, precisa, di quattro vicende: tre riguardano l’ufficio di presidenza, “cosi’ non si puo’ neanche dire che non sapeva”, il quarto le Attivita’ produttive. “In questo caso si tratta di una cosa abbastanza pesante, non potevo lasciarla” fuori.
“Ci sono altre due questioni, che non ho depositato oggi. Chiedo al compagno Marchignoli se vuole che depositi anche quelle due”. Ne ha appena presentato uno, ma Enzo Raisi annuncia nuovi esposti in Procura su casi relativi a consulenze e simili della Regione. Il deputato del Pdl parla con la stampa fuori dalla Procura di Bologna, dove si e’ recato stamattina e sembra voler sfidare il deputato Pd, Massimo Marchignoli, che qualche giorno fa l’aveva invitato a presentare denuncia se era a conoscenza di illeciti.
Tutte le questioni sollevate, precisa Raisi, sono state segnalate “dall’interno del partito”, ovvero il Pd. “C’e’ gente che arriva e che dice che Delbono non era l’unico a fare certe cose. Anche perche’- allude Raisi- Delbono non era l’unico che aveva nella segreteria la propria compagna…”. Si tratta, insiste Raisi, di “semplici informazioni che vengono dalle stesse fila del Pd. Probabilmente qualcuno si e’ rotto le scatole di qualche ‘mandarino’”. Da quando poi la questione e’ montata sui giornali “si moltiplicano anche le persone che mi contattano” per segnalare casi.
Insomma, il caso Delbono non era “una mela bacata. Ha agito in quel modo perche’ nel sistema evidentemente tutti agivano cosi’. Pero’ lui purtroppo ha avuto la sfortuna di beccare una signora che si e’ molto arr abbiata…”. Per tornare agli altri due casi, Raisi aggiunge che non le presentera’ in campagna elettorale, “a meno che qualcuno non me lo chieda”.
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Il Resto del Carlino
La regione Romagna spacca il circondario
Di tutt’altra idea invece l’ex sindaco oggi deputato Pd Massimo Marchignoli: «E’ un’idea suicida contraria all’interesse degli emiliano-romagnoli.
di CRISTINA DEGLIESPOSTI
IL DISEGNO di legge per creare la Regione Romagna andrà alla Camera. E nel caso andasse in porto, Castel Guelfo, Castel San Pietro e Medicina rimarrebbero in Emilia. Ha parlato chiaro ieri il Ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, intervenuto a un incontro pubblico a Faenza. «Quando non si dà la voce al popolo, c’è sempre qualcosa che non funziona — ha detto —: è ora che i romagnoli possano esprimersi per l’autonomia della Romagna, da troppo tempo una colonia dell’Emilia. Il tempo delle colonie è finito. E’ arrivato il momento di fare la Regione Romagna». Dal Pd e dalle cooperative arriva però un coro di no all’idea.
DELLA possibile scissione tra l’Emilia e la Romagna si parla ormai da anni, e dall’aprile 2008 giace nel cassetto una proposta di legge del parlamentare leghista Gianluca Pini. Poi, un paio di giorni fa, l’accelerata: il documento inizierà il suo iter parlamentare alla Camera a metà aprile. Ed entro l’estate dovrebbe concludersi il primo dei quattro passaggi parlamentari necessari alla modifica dell’articolo 131 della Costituzione che fissa l’elenco delle regioni italiane. Naturalmente non è detto che vada a buon fine.
«Conto di chiudere la partita in due anni — dichiara Pini, firmatario della proposta di legge —. Poi serviranno i referendum confermativi dei territori coinvolti». Ma quali Comuni entreranno nella regione Romagna? Stando al testo di Pini si tratta delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini più un circondario spaccato a metà: Imola, Dozza, Mordano, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio. Al massimo potranno chiedere di entrare a far parte della nuova Regione i Comuni contigui, ma appartenenti alle Province di Pesaro-Urbino, Arezzo e Firenze.
«Da parte nostra c’è pieno appoggio alla proposta di legge — commenta il consigliere provinciale del Carroccio Daniele Marchetti, imolese —. E’ un bene che Imola persegua l’autonomia romagnola. In ogni caso anche con la Città metropolitana si verificherà una spaccatura tra i Comuni del circondario». Di tutt’altra idea invece l’ex sindaco oggi deputato Pd Massimo Marchignoli: «E’ un’idea suicida contraria all’interesse degli emiliano-romagnoli. Il Pd farà tutto quello che è nelle sue possibilità per contrastare l’iniziativa. Questo Governo vuole eliminare l’Emilia-Romagna perché dà fastidio, ci sono tutti gli indizi per affermarlo». Per il sindaco Daniele Manca si tratta di «un disegno destrutturante e propagandista. Non possiamo dividere una delle Regioni più avanzate a livello europeo. Che senso ha crearne due piccole?». Sulla stessa scia anche il presidente del Circondario Franco Lorenzi: «L’ultima preoccupazone che ho è indebolire il sistema economico e produttivo dell’Emilia-Romagna. Credo che non se ne farà nulla, ma in ogni caso la gente dovrà esprimersi con il referendum».
BOCCIATURA anche dal mondo delle coop. «La creazione di una nuova Regione non mi sembra una priorità — afferma Sergio Prati, presidente di Legacoop Imola —. Vorrei capire se i problemi delle imprese sono nell’agenda politica del Parlamento. Il punto non è dividere la regione, ma far sì che resti tra le prime in Europa. Bisogna favorire lo sviluppo delle imprese». Sulla stessa linea Giovanni Bettini, presidente di onfcooperative Imola: «Sono assolutamente contrario, sarebbe un errore drammatico. Occorre rafforzare la rete di imprese, mettendole al centro e così i lavoratori e il settore agricolo»..
