Romagna Noi
Imola – Inguaiato anche Garavini
Guai per il potente dirigente imolese, fedelissimo di Delbono
BOLOGNA – Il Cinzia-gate sta per arrivare al capolinea, ma la conclusione del primo filone dell’inchiesta della Procura di Bologna che ha travolto l’ex sindaco Flavio Delbono, potrebbe portare guai non solo al Cup 2000 (per gli appalti dati a Mirko Divani), ma anche all’ex direttore generale del Comune, l’imolese Gaudenzio Garavini. Il “fedelissimo” di Delbono, prima delle elezioni direttore organizzazione e sviluppo della Regione Emilia-Romagna (in pratica capo del personale), è tra le persone che saranno probabilmente chiamate a rispondere del passaggio di Cinzia Cracchi dalla Regione al Cup ma soprattutto del mantenimento, da parte di lei, dell’indennità aggiuntiva (800 euro netti oltre allo stipendio base di 1.200) che percepiva in quanto membro della segreteria particolare di Delbono.
Tutto questo, per il pm Morena Plazzi, è anomalo e non va: a maggior ragione per il fatto che il “premio” in questione e’ tuttora pagato a Cracchi da viale Aldo Moro, contrariamente a quanto prevede una legge regionale. Per chiarire la questione, a breve, sarà aperto un fascicolo a se stante, quasi certamente con l’ipotesi di abuso d’ufficio: nel mirino della Procura finiranno le persone che si occuparono del comando. Il dirigente regionale che lo firmò, prima di tutto, ma probabilmente anche Garavini che, oltre a essere superiore di quel dirigente, domenica 5 aprile 2009 (il comando fu firmato il giorno dopo), telefonò al direttore del Cup, Mauro Moruzzi, a detta di quest’ultimo per dirgli che ”era tutto sistemato”. Di questa chiamata, Garavini ha parlato mercoledì pomeriggio al pm Plazzi: è tornato in Procura apposta, dopo che nell’audizione di sabato aveva detto di non ricordarsela. Il pm Plazzi gli aveva detto che si sarebbero procurati i tabulati, ma Garavini ha avuto un lampo di memoria, ricordandosi anche che, sempre quel pomeriggio, era stato chiamato poco prima da Delbono.
Se Garavini ha deciso, dopo qualche giorno, di tornare in Procura per parlare di quella telefonata (in un primo tempo dimenticata), la versione che mercoledì ha riferito al pm Plazzi differisce molto da quella fornita ai magistrati da Moruzzi. Secondo quanto detto dal direttore del Cup in Procura, Garavini quella domenica lo chiamò per dirgli che con il comando di Cracchi era tutto a posto: la donna aveva accettato di firmarlo e di rimanere dunque in via Borgo San Pietro (dove fino ad allora era in ’distacco’), rinunciando così a portare avanti la minacciata causa per mobbing. La versione di Garavini a Plazzi è molto diversa: sostiene infatti di aver appreso della decisione di Cracchi di accettare il comando soltanto la mattina del lunedi’ (il 6 aprile 2009), dai propri funzionari in Regione. E quella chiamata a Moruzzi del giorno prima, allora? Garavini è rimasto sul vago al riguardo, spiegando di averlo chiamato per “scrupolo”, e di avergli detto che il giorno dopo Cracchi sarebbe tornata in Regione. Quanto alla chiamata di Delbono precedente alla conversazione con Moruzzi (rivelata da Garavini probabilmente prima che emergesse dai tabulati), secondo l’ex direttore generale di Palazzo d’Accursio serviva per un aggiornamento, un modo per sapere come si stava evolvendo la situazione lavorativa di Cracchi. “E’ normale che uno si informi della propria ex”, avrebbe detto Garavini in Procura. Plazzi, che non era a conoscenza di questo contatto, potrebbe servirsene come ulteriore elemento di sostegno al ruolo avuto da Delbono nel ’sistemare’ Cracchi e alle presunte pressioni e offerte per indurla a tacere. Cracchi, decisa fino ai primi di aprile a fare causa per mobbing alla Regione, cambiò idea in un weekend: agli inquirenti, ha detto di aver visto Delbono il venerdì sera.
422race.com
ESCLUSIVO: Imola, parla il curatore fallimentare
Il dott. Fabrizio Montrone, curatore fallimentare di Formula Imola, ai nostri microfoni: “Il debito della società è molto superiore a quello uscito sui giornali. Solo verso i fornitori supera i 4 milioni…”
IMOLA – Sono giorni intensi, per l’autodromo di Imola. Mentre il calendario prosegue (questa settimana sul tracciato si sono svolti i test della Scuderia Toro Rosso), dietro le quinte, la società Formula Imola dichiarata fallita dal Tribunale di Bologna qualche settimana fa, sta cercando di trovare accordi extragiudiziali con i creditori al fine di evitare lo stato passivo e poter quindi sopravvivere.
Il più agguerrito dei molti creditori è la milanese Mis Mas, dichiarata fallita a sua volta, che dichiara di dover ancora ricevere 708 mila euro del milione fatturato due anni fa per la presentazione in grande stile (con la presenza, tra gli altri, del Cirque de Soleil e di Francesco Renga) del nuovo corso dell’autodromo. Ironicamente, i guai iniziarono proprio allora.
Ma in questa operazione si insinuano anche dei dubbi, poichè all’epoca dei fatti, il circuito era gestito dalla Norman 95, società che deteneva anche il 40% di Mis Mas. E questa operazione, pertanto, potrebbe configurare un conflitto d’interesse. Intanto Formula Imola prosegue in esercizio provvisorio, gestita dal curatore fallimentare Fabrizio Carbone. 422race.com ha intervistato il commercialista bolognese, che ha finalmente messo fine alla ridda delle cifre uscite negli ultimi giorni, dichiarando con chiarezza che i debiti della società sono molto più alti di quelli inizialmente pubblicati dai giornali.
Dott. Carbone, il presidente del Con.Ami Montroni parla di 2,4, poi di 2,8 milioni di debito, il consigliere regionale del PDL Vecchi sostiene invece che sia vicino ai 4 milioni. A quanto ammonta veramente il debito di Formula Imola?
“Le cifre da bilancio sono superiori. Bisogna capire sempre di che cifre si sta parlando. Ad esempio, sui fornitori si può parlare di cifre anche superiori rispetto a quelle dette. In realtà ci sono anche altre posizioni che comunque, contabilmente, vengono identificate come debiti, che sono, non ultimo, il finanziamento Sorci, che per il 20% è stato fatto dalla società Motorsport Eventi ma per un’altra parte dal consorzio Con.Ami, l’azienda municipalizzata partecipata dal comune di Imola. C’è, comunque, anche un finanziamento indiretto da parte del comune e dei comuni limitrofi, che fanno parte del consorzio. Anche di questo si è già parlato. In realtà, l’ammontare debitorio complessivo, considerati anche i debiti verso i soci, è di molto superiore.”
Superiore ai 2,4 o ai 4 milioni?
“Solo i debiti verso i fornitori sono sicuramente superiori ai 4 milioni. Poi ci sono, in aggiunta, altri debiti che sono quelli per finanziamento. Nessun segreto particolare, perchè in realtà si desume dal bilancio, anche se il bilancio del 2009 non verrà depositato, perchè ovviamente è intervenuto il fallimento. Al momento, secondo me, è anche prematuro parlare di cifre e non lo faccio perchè sto ancora guardando tutti i documenti e gli incartamenti, che sono tanti. Come capirà bene, un conto sono i debiti che risultano dalle scritture contabili e un conto quelli che poi effettivamente si insinuano allo stato passivo, che possono essere superiori o inferiori laddove, come i soci presumono di potere fare, si tenta di mandare deserto lo stato passivo, intervenendo direttamente presso i fornitori per quietanzarli, pagandoli o promettendo loro pagamenti. Attività che non riguarda il mio operato nella maniera più assoluta, io sono spettatore in tal senso.”
A questo proposito c’è la questione del famoso accordo extragiudiziale con Mis Mas. Sembrava che lo si fosse trovato, poi è intervenuta la sentenza di fallimento del Tribunale.
“L’accordo non è stato prodotto in sede di udienza, per cui il Tribunale ha proceduto, secondo me, in modo impeccabile. Il Tribunale di Bologna è estremamente competente in ambito fallimentare.”
Gli avvocati sostengono che non sia stato prodotto perchè il giudice aveva rinviato il tutto alla camera di consiglio del successivo martedì.
“Ci sono state tre udienze. Penso che tre udienze per fallimentari sia un caso poco frequente. Normalmente in un’udienza si risolve tutto. Se volevano, il tempo per fornire questa documentazione l’avevano già avuto. Mis Mas, del resto, è l’unico creditore istante per il fallimento, ma non è l’unico creditore.”
E’ proprio qui che la faccenda non è chiara. Il loro interesse era realmente quello di trovare un accordo extragiudiziale, come dicono, oppure no?
“Io questo non lo so e, ripeto, siccome la possibilità di sdebitare la società prima dello stato passivo esiste, è nelle loro facoltà e nel loro pieno diritto. C’è da chiedersi, è la domanda che si potrà fare anche lei e si potranno fare anche i lettori o i cittadini: perchè non l’hanno fatto prima? La risposta non la so. Evidentemente hanno voluto tirare un po’ la corda, se si è raggiunto un ammontare debitorio del genere. Ma il fallimento non viene dichiarato perchè c’è una sola domanda di fallimento. Bisogna dimostrare anche lo stato di insolvenza e questo, a mio avviso, era dimostrato senza ombra di dubbio. Non si fallisce perchè un creditore fa domanda, non è solo così. Certamente serve la domanda ma serve anche poi verificare che ci sia un effettivo stato d’insolvenza, dimostrabile con tanti elementi: ammontare debitorio molto elevato, bilanci che chiudono in perdita, pignoramenti, decreti ingiuntivi… Queste condizioni c’erano tutte.”
Quindi lei ritiene che il ricorso non abbia grandi chance?
“Non ho assolutamente possibilità di esprimermi in merito, perchè questa è un’attività giudiziaria pura e che è demandata alla Corte d’Appello, che ragiona con logiche differenti da quelle del Tribunale fallimentare, evidentemente, altrimenti la decisione sarebbe già implicitamente scontata. Non mi esprimo, non lo so. Non è neanche una prassi molto frequente, mi risulta.”
La fattura di un milione di euro poi non interamente pagata nei confronti della Mis Mas, stante il fatto che questa società era partecipata per il 40% dalla Norman 95, che all’epoca gestiva l’autodromo, era giustificata o era eccessiva, a suo parere?
“Non mi esprimo minimamente perchè non è neanche nel mio interesse al momento. Se il fallimento dovesse proseguire, il suo ragionamento rileva nel momento in cui io debba intraprendere delle azioni di responsabilità per gli amministratori. Lo valuterò in quel momento. In realtà ho dei tempi lunghissimi per poterle esperire, quindi è un problema che adesso non mi pongo e mi interessa relativamente. In questa fase, servirebbe solo ad aggiungere astio e conflittualità tra gli organi della procedura e i soggetti interessati, quando io adesso, invece, ho necessità di massima collaborazione. Come saprà, svolgo esercizio provvisorio, quindi un giorno sì e uno no sono lì. Ho altre priorità, riguardo a questo. Ovviamente è un’operazione che lei ha segnalato perfettamente e, come ha detto, potrebbe configurare un conflitto d’interessi. Ma non l’ho analizzata perchè è una questione che si porrà in un secondo momento.”
Quante possibilità pensa realisticamente che avrà la società di sopravvivere?
“Non lo so. Il mio interesse è salvare l’azienda e la gestione a tutela dei creditori. Sulla società non mi esprimo, non è affar mio e non è il mio compito, nel senso che la società è attualmente fallita e così ci stiamo comportando. Io utilizzo le risorse che reputo indispensabili per proseguire, che consistono fondamentalmente nei dipendenti che c’erano prima, confermati tutti alle stesse condizioni – e questo è anche doveroso – e confermato il direttore (Walter Sciacca, ndr) che era da pochissimo in carica e sta lavorando molto bene, perchè ha riempito di eventi, in modo ancora migliorabile, e di giornate di lavoro, tutto il 2010. E’ una persona che sta lavorando nel migliore dei modi e con il quale ci interfacciamo quotidianamente. Io ho interesse a tutelare i creditori e a tenere in vita l’autodromo al fine poi di cedere questa concessione al soggetto che, in base a un’asta competitiva, potrà essere aggiudicatario.”
Fabrizio Corgnati