Rassegna stampa del 28 marzo 2010
lunedì marzo 29 2010Romagna Noi
Imola – Imola? Tutta romagnola
Sul sondaggio di Romagnanoi la maggior parte dei votanti si sente romagnola. In caso di separazione tra Emilia e Romagna gli imolesi vorrebbero l’indipendenza da Bologna
IMOLA – Da un lato è emiliana, attratta dalla gravitazione amministrativa della provincia di Bologna; dall’altro, è in bilico sul filo geografico chiamato via Emilia, che taglia in due la regione. L’equilibrista è Imola, che deve fare i conti con il volere burocratico di viale Aldo Moro e con il sentimento dei residenti. Proprio loro si sono espressi votando il sondaggio lanciato da www.romagnanoi.it. ”Imola da che parte sta?”, ha chiesto il portale online interrogando gli imolesi su questioni di confine, cultura e politica.
E la spallata sferrata da chi ha votato porta dritto dritto verso l’Adriatico. Oltre 1.660 visitatori hanno cliccato la pagina dell’inchiesta – che si ricorda, non ha la pretesa di dare dati statistici o scientifici, quanto di dare l’opportunità ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità – e il 26,99% ha deciso di partecipare attivamente, rispondendo alle quattro domande. Emerge quindi che gli imolesi si sentono nettamente romagnoli. A dirlo è la maggioranza che, con il 90 per cento, eclissa chi invece ha il cuore legato all’Emilia. Sentimento che si riflette nel quesito politico, guardando di buon occhio la prospettiva della definitiva indipendenza da Bologna. In caso di scissione tra Emilia e Romagna, l’82,17 per cento vorrebbe issare la bandiera dell’autonomia, ridisegnando Imola come ente locale autonomo in Romagna. Il restante 17, 83 non farebbe il salto, rimanendo fedele all’attuale gestione amministrativa.
Nel piatto della bilancia pesano poco politica e geografia: la materia preferita dagli imolesi è quella gastronomico-culturale. Cappelletti anzichè tortellini, ”esse” felliniana anzichè la caratteristica candenza metropolitana: a ribadirlo il 71,32 per cento dei votanti che attribuisce alle tradizioni culturali (come cucina, dialetto, ricorrenze) l’appartenenza a una determinata regione. Vengono poi quelli che danno importanza alle storiche demarcazioni geografiche (20,93 per cento), seguiti da chi rimane fedele ai confini amministrativi (6,98 per cento). Lo 0,78 per cento, infine, dà importanza ad altri fattori.
Romagnoli, dunque, ma fino a dove? La risposta la dà il corso del fiume Sillaro. Arrivando alle porte di Castel San Pietro, il corso d’acqua è considerato dal 75,19 per cento il confine naturale tra i due territori. Ma c’è chi vuole prendere le distanze e affidarsi invece alla linea tracciata dal Rio Sellustra, tagliando fuori Toscanella e Dozza (12,40 per cento). Stessa percentuale per chi invece, dalle terre della Caveja, vuole escludere la stessa Imola, ritenendo valido il confine amministrativo dei comuni di Castel Bolognese, Massa Lombarda e Riolo Terme. Considerazioni, queste, con le quali non concorda la maggior parte dei votanti. Per loro, il bilancere della città equilibrista pende tutto verso est.
FedS
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Resto del Carlino
Ancora scintille sull’affitto della pista, Palazzolo all’attacco
SI PROFILA un braccio di ferro tra il Comune e il curatore fallimentare dell’Autodromo di Imola. La decisione dell’amministratore pro tempore del circuito di esternalizzare alcuni eventi come la Superbike, per evitare alla gestione fallimentare il rischio di eventuali perdite, potrebbe indurre il Comune a pretendere il canone intero della gestione 2010: 300mila euro invece di 150mila (‘sconto previsto se vengono organizzati eventi internazionali).
Se, come sembra, il curatore fallimentare darà l’evento da organizzare (come sembra) direttamente al gruppo Flammini, a organizzare l’evento non sarebbe più Formula Imola. In previsione di bilancio il Comune per ora ha 150mila euro. Una voce «non corretta» per due motivi, a detta del consigliere civico, Giuseppe Palazzolo (Per Imola): «Il Comune avrebbe dovuto scrivere ‘300.000 euro’, perche’ i contratti degli eventi internazionali non sono stati ancora firmati, ma solo calendarizzati. Inoltre se Formula Imola affida a terzi l’organizzazione, il Comune deve incassare il canone intero». E Palazzolo ricorda per inciso che il Peg è stato redatto a marzo, cioè a fallimento già in corso.
Intanto, il curatore fallimentare ha fatto sapere di aver «gia’ messo nella spesa corrente dell’esercizio provvisorio il canone 2010». Resta da chiarire l’importo.
ALTRO fronte è quello del canone 2009, inserito fra i debiti di Formula Imola. Per riscuoterlo almeno in parte, il Comune dovrebbe insinuarsi nel fallimento. Una posizione scomoda: entrando nel fallimento, il Comune ridurrebbe le possibilità di Formula Imola di tornare in bonis, non facendolo rischierebbe un danno erariale. Il Con.Ami, socio pubblico di Formula Imola ha ventilato l’ipotesi di acquistare il debito del Comune, togliendo così d’impaccio l’amministrazione. Anche su questo fronte Palazzolo va all’attacco: «Farebbe beneficenza con soldi pubblici. E i cittadini, per l’ennesima volta pagherebbero i debiti della gestione dell’Autodromo. A questo punto ci aspettiamo che ConAmi acquisti anche il credito dell’Ausl (circa 86mila euro): ma il Consorzio fa l’istituto di beneficenza? —chiede Palazzolo e osserva — Mi aspetto una reazione da parte degli altri Comuni soci (sono 23, ndr)».
